Eroi di bellezza: Labisi, Gagliardi e tutti gli altri architetti dovrebbero stare, idealmente,al centro della nostra attenzione

  • di Pietro Giannone
  • da “Il Domani” N°10 Novembre 2021

Quando il neo sindaco dottor Corrado Figura asserisce, con la frase “bisogna creare cultura e non consumare cultura”, altro non fa che richiamare un concetto che ha radici profonde, già presente nella storia della città antica sin dai primi del ‘500, ma che assumerà il suo più ampio significato di forza aggregante, pensiero unico, nella Noto in ricostruzione, dagli albori della sua fondazione e sfumarsi nell’800, che trovava riscontro nel famoso motto: “Noto, Città Ingegnosa”.

Che divenne, addirittura, titolo distintivo per i cittadini di Noto: dell’ingegnosa città di Noto, come dimostra il documento qui accanto di Paolo Labisi, per il figlio Bernardo.

“Città ingegnosa” assunse, dunque, quel particolare significato, che contraddistinse il Settecento, e parte dell’Ottocento in un potente movimento culturale inneggiante la modernità e quindi la bellezza.

“Ancora Paolo Labisi scriverà, in molti suoi disegni, “Alla Moderna”.

Ciò sta a significare che il ‘700 a Noto fu un secolo di grande creatività culturale.

Un secolo dunque da tenere presente, da imitare.  Spiace avere appreso che i Crociferi, opera massima di Paolo Labisi sia stata data in  comodato d’uso gratuito al CUMO in modo acritico, non pianificato, (nulla contro l’istituzione Universitari), mentre potrebbe accogliere la storia concreta della città, per illuminare sempre il giusto cammino.

Qui a seguire la perfezione del grande maestro nel disegnare la sua arte, il suo pensiero.

Basta osservare il minimo dettaglio: gli acchialini.

Lo fecero i greci quando costruirono la loro città simbolo: Atene. Andarono alla ricerca delle ossa di Teseo per tumularli al centro dell’Agorà, “per essere presente sempre al centro dell’assemblea” e dare cosi un’anima alla loro città. Noi dobbiamo farlo con i nostri eroi, che però sono Eroi di Bellezza…!.

Ecco perché Paolo Labisi, Gagliardi, Mazza, e tutti gli altri dovrebbero, meglio devono, stare, idealmente, al centro della nostra attenzione, essere sprono creativo, progetto; ma soprattutto guida per ricostruire e tenere salda quella, spiritualità che tanto ci è venuta a mancare, soprattutto in questi ultimi tempi spudoratamente disorientativi.

Non ci potrà essere sviluppo del nostro territorio se non rapportato alla nostra storia.

Dovremmo subito cominciare a raccogliere le loro opere, a ricercarle, cosi come fecero gli ateniesi con le ossa di Teseo, e concentrarli in luogo consono, vorrei dire magico, e renderli fruibili a tutto il mondo che ci conosce, e per primi naturalmente, a tutti noi cittadini di Noto.

E il tempo si restringe sempre di più, già molte opere sono state alienate dai proprietari e hanno ovviamente lasciato la città. Impediamo che altre opere la lascino ancora.

Ciò può avvenire se al “centro”, quel centro ideale, ci sia anche il Museo dell’Architettura!

Ricercare non solo le opere degli architetti, ma anche i beni archeologici e artistici che hanno lasciato la città.

A titolo esemplificativo: la pinacoteca e il medagliere del Barone Astuto, che si trovano a Palermo; i reperti archeologici di Castelluccio, che si trovano a Roma, e tanto altro ancora.

Chiaro che non possono più ritornare, ma averne conoscenza e documentazione in città mi sembra il minimo da fare.

E poi verificare se sono sufficientemente valorizzati e, quindi, divulgativi per la città.

Vero è che ci sono i costi, e per fare un museo sono altissimi; anche milioni, ma se è vero che la città è stata accolta nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, non può non ambire a ottenere congrui finanziamenti per realizzare il grande progetto, il sogno!

Il tempo è propizio, finanziamenti per miliardi si stanno liberando, approfittiamone!

Ho appreso qualche giorno fa che un gruppo di intellettuali e imprenditori locali, raccogliendo il mio grido d’allarme lanciato già da anni, attraverso i media, in particolare “Tutto in Dieci Minuti”, sulla Regia Cantina Sperimentale di Noto, ha cominciato a raccogliere e mettere al riparo in loco le macchine e attrezzature storiche, quelli che usarono per la sperimentazione e ricerca sul vino di tutto il Val di Noto, in particolare del Cerasuolo che fu inventato a Noto, appunto in Cantina, che erano state sparpagliate, in modo scriteriato, per tutta la città.

Si palesa  la realizzazione del Museo del Vino.

E sarebbe anche questa un’altra grande inpresa culturale, coerente con il momento in cui il vino per il nostro territorio è ritornato ad essere veicolo di bellezza.

Un museo praticamente già esistente. Come già esistenti sono i musei a cielo aperto luoghi di infinita bellezza! In particolare i colli fioriti, da visitare con grande soavità..

In fine, riallacciare le fila con quella esperienza magica, che caratterizzò la vita culturale nella città nei primi anni del 2000, dove ogni singolo cittadino, che operava a vario titolo in città e nel territorio, poteva liberamente esprimersi: il vero senso di comunità!

“Creare cultura”, dunque rappresenta senz’altro una nuova speranza. In cui tutti dobbiamo sentirci coinvolti.

Di NBTV