Diciamolo: l’Intelligenza Artificiale ha fatto un miracolo. Nel giro di pochissimo tempo siamo diventati tutti giornalisti, grafici, fotografi, registi, montatori, musicisti, scrittori e naturalmente esperti di Intelligenza Artificiale.
Una volta, per fare certi mestieri, bisognava perdere un po’ di tempo. Studiare, fare esperienza, sbagliare, ricominciare. Roba vecchia. Oggi basta chat gpt.
Prendiamo il giornalismo. Qualcuno passa magari mezza giornata a cercare una notizia, controllare le fonti, raccogliere informazioni e scrivere un articolo. Poi arriva il genio del nuovo millennio, copia tutto, lo passa a ChatGPT con una richiesta del tipo “cambialo così non sembra copiato”, aspetta qualche secondo, pubblica e mette sotto il proprio nome.
Fatto.
Giornalista.
Magari fino al giorno prima litigava con congiuntivi, apostrofi e punteggiatura, ma oggi firma articoli. E li firma pure con una certa soddisfazione.
Tra l’altro non è neanche detto che legga quello che pubblica. ChatGPT potrebbe aver scritto che domani a Noto verrà inaugurato il porto spaziale per Marte e probabilmente qualcuno pubblicherebbe lo stesso. L’importante è mettere una bella foto, un titolo grosso e soprattutto la firma.
Poi ci sono i grafici.
Qui siamo arrivati a livelli meravigliosi.
Una volta un grafico doveva sapere qualcosa di composizione, caratteri, colori, risoluzione, stampa, proporzioni. Doveva persino conoscere i formati.
Adesso scrivi: “Fammi una locandina elegante, moderna, professionale, cinematografica, spettacolare”.
Trenta secondi.
Grafico.
Poi magari qualcuno gli chiede: “Me la prepari anche in A3?”
Panico.
“A3 sarebbe quello verticale per Instagram?”
Però nella descrizione del profilo trovi già: Graphic Designer, Art Director, Visual Creator, Digital Artist e AI Specialist.
Praticamente un’agenzia pubblicitaria internazionale racchiusa in una persona che fino a qualche mese fa preparava gli auguri di compleanno mettendo la scritta rossa sopra una foto presa da Google.
Sul cinema siamo messi ancora meglio.
Quattro immagini generate dall’AI, un movimento di camera, una musica drammatica, due dissolvenze e abbiamo un nuovo regista.
Filmmaker. Director. Producer. Cinematic Creator.
Tutto insieme.
“Bella questa scena. Che obiettivo hai usato?”
“Grok.”
“No, dicevo l’obiettivo… 35mm, 50mm, 85mm?”
“Ah… Premium.”
E va bene così.
Sia chiaro, il problema non è l’Intelligenza Artificiale. Anzi. L’AI è uno strumento eccezionale e sta offrendo possibilità che fino a pochi anni fa erano semplicemente impensabili.
Un giornalista che sa fare il giornalista può usarla benissimo. Un grafico che conosce la grafica può ottenere risultati straordinari. Un montatore, un regista, un fotografo, uno scrittore possono velocizzare il lavoro e sperimentare cose nuove.
Il problema è un altro.
L’Intelligenza Artificiale può aiutarti a fare meglio quello che sai fare, ma non può regalarti in trenta secondi vent’anni di esperienza.
E soprattutto non esiste ancora il comando:
“Installami un po’ di cultura generale.”
Quello purtroppo bisogna ancora farselo alla vecchia maniera.
Leggendo, studiando, lavorando, sbagliando e magari ascoltando chi ne sa più di noi.
L’AI, alla fine, è un amplificatore.
Se hai idee, amplifica le idee.
Se hai talento, amplifica il talento.
Se conosci il tuo mestiere, amplifica le tue possibilità.
Ma se sei una capra, c’è poco da fare: rischia di amplificare pure quello.
E così da semplice capra analogica diventi finalmente una CAPRA 4K ULTRA HD, con HDR, Dolby Surround, sottotitoli automatici in 27 lingue e profilo professionale su LinkedIn.
La tecnologia fa passi da gigante.
La capra rimane capra, però adesso ha una qualità d’immagine impressionante.
Il curriculum del nuovo professionista AI potrebbe essere più o meno questo: alle otto scopre ChatGPT, alle nove è giornalista, alle undici grafico, dopo pranzo diventa regista, nel pomeriggio compositore, verso sera esperto di marketing e prima di andare a dormire pubblica un post per spiegare agli altri come utilizzare professionalmente l’Intelligenza Artificiale.
Il giorno dopo organizza il corso.
Con attestato.
Creato naturalmente con l’AI.
Quindi ben venga l’Intelligenza Artificiale. Usiamola il più possibile, perché sarebbe assurdo rinunciare a uno strumento del genere. Ma magari, ogni tanto, ricordiamoci che avere Photoshop non ha mai fatto automaticamente di qualcuno un grafico, comprare una telecamera non ha mai trasformato nessuno in regista e oggi avere ChatGPT non significa necessariamente essere diventati Leonardo da Vinci.
L’AI può scriverti un articolo, creare un’immagine, realizzare una locandina, generare un video, comporre una musica e suggerirti perfino una risposta intelligente.
Poi però può capitare una cosa terribile.
Qualcuno ti fa una domanda dal vivo.
E lì devi rispondere tu.
Senza prompt.
Senza “rigenera”.
Senza copia e incolla.
Ed è proprio in quel momento che si scopre se l’Intelligenza Artificiale è servita ad amplificare la tua intelligenza…o semplicemente a mettere la tua ignoranza in 4K.
Gianni Manenti
ps. l’ articolo è stato scritto con chat gpt